Pillole di tradizione: la bottiglia della nascita, San Martino e le fontane di vino

Prima puntata della rubrica sulle usanze legate al vino: la bottiglia dei 18 anni, San Martino, le fontane di Marino e le botti di Montepulciano.

Con questa puntata comincia una piccola rubrica: Pillole di tradizione. Ogni tanto raccoglieremo usanze, feste e modi di dire legati al vino e alla vendemmia, quelli che si tramandano in famiglia o in paese e che raccontano, meglio di qualunque scheda tecnica, che cosa è stato il vino per chi lo faceva. Racconteremo solo tradizioni di cui abbiamo trovato una fonte: di leggende ripetute senza radici ce ne sono già abbastanza.

La bottiglia dell’anno di nascita

C’è chi, quando nasce un figlio, mette da parte una bottiglia della sua annata, da aprire insieme al compimento dei diciotto anni o al matrimonio. È un gesto semplice e bellissimo: una bottiglia che invecchia insieme a una persona, e che il giorno in cui si apre racconta quell’anno meglio di qualunque fotografia.

A Chiavenna, in Valchiavenna, un’enoteca ne ha fatto da trent’anni un servizio: il vino nato con tuo figlio. L’idea, raccontano, viene da una loro tradizione di famiglia.

Il consiglio pratico è uno solo: diciotto anni sono tanti, e non tutti i vini li reggono. Serve un vino nato per invecchiare, e un posto dove possa farlo in pace. Ne ho parlato in Quando aprire una bottiglia e in Conservare il vino in casa.

San Martino, quando il mosto diventa vino

“A San Martino ogni mosto diventa vino”, dice il proverbio. L’11 novembre, festa di San Martino di Tours, è la data simbolica in cui si assaggia per la prima volta il vino nuovo della vendemmia appena finita. Non a caso la tradizione ne ha fatto il patrono dei vignaioli e degli osti.

Ma San Martino chiudeva anche l’annata agraria: era il giorno in cui si facevano i conti del raccolto e scadevano i contratti con i padroni della terra. Nella pianura padana chi non se lo vedeva rinnovare caricava sul carro la famiglia e le poche cose che aveva, e partiva verso la cascina dove avrebbe lavorato l’anno dopo. Da qui un modo di dire che in molte zone del Nord è arrivato fino a oggi: fare San Martino, cioè traslocare.

Le fontane di Marino, dove esce il vino

A Marino, nei Castelli Romani, la prima domenica di ottobre c’è la Sagra dell’Uva, nata nel 1925 da un’idea del poeta Leone Ciprelli. Il momento che tutti aspettano è il “miracolo delle fontane”: dalla Fontana dei Quattro Mori, in piazza, per un pomeriggio al posto dell’acqua esce vino, e la gente si mette in fila con bicchieri e bottiglie.

Le botti che corrono in salita a Montepulciano

A Montepulciano, l’ultima domenica di agosto, le otto contrade della città si sfidano nel Bravìo delle Botti. Ogni contrada ha due “spingitori” che fanno rotolare una botte di circa 80 chili per più di un chilometro, in salita, lungo le vie del centro storico fino a Piazza Grande. In palio c’è un drappo dipinto.

La corsa ha radici antiche, in un palio citato già negli statuti cittadini del 1372, ma la versione con le botti è recente: nel 1974 un parroco, don Marcello Del Balio, ebbe l’idea di sostituire i cavalli con le botti. In una città del vino, forse era inevitabile.

Raccontaci la tua

Questa rubrica vive delle storie che non si trovano sui libri. Conosci una tradizione del tuo paese legata al vino o alla vendemmia, un modo di dire, una festa, un’abitudine di famiglia? Scrivici a [email protected], e dicci se e come vuoi essere citato: le più belle finiranno nelle prossime puntate.